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Inclusione scolastica

 

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L'Italia, a differenza degli altri Paesi Europei, può vantare un'esperienza di ormai 30 anni di integrazione scolastica degli alunni con disabilità nella scuola ordinaria, a partire dalla prima legge datata 1971, fino ad arrivare a quella principale più attuale, la Legge Quadro 104 del 1992.

Negli ultimi anni anche la Comunità Europea ha focalizzato la sua attenzione sull'educazione dei bambini con bisogni speciali e sulla loro situazione nelle scuole, citando soltanto i documenti più importanti, facciamo riferimento alla Dichiarazione di Salamanca, la Carta di azione per i bisogni educativi speciali (UNESCO 1994); e sopra ogni documento, la Convenzione dei diritti delle Persone con Disabilità redatta dall'Organizzazione delle Nazioni Unite (2006), sottoscritta da molti paesi del mondo.

Ad oggi, il termine "integrazione" scolastica è stato ormai racchiuso e sostituito dal termine "inclusione": intendendo con questo il processo attraverso il quale il contesto scuola, attraverso i suoi diversi protagonisti (organizzazione scolastica, studenti, insegnanti, famiglia, territorio) assume le caratteristiche di un ambiente che risponde ai bisogni di tutti i bambini e in particolare dei bambini con bisogni speciali.

E' infatti attraverso il lavoro sui contesti, e non soltanto sui singoli individui, che si promuove la partecipazione sociale e il coinvolgimento delle persone in difficoltà, nonostante i loro specifici problemi, come viene specificato anche dall'I.C.F., (Classificazione Internazionale del funzionamento e delle disabilità), proposto dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (2000).

In trent'anni di integrazione scolastica degli alunni con disabilità all'interno delle scuole regolari, tante sono state le esperienze svolte, tante le prassi e le strategie didattiche utilizzate, e chi lavora nella scuola da anni può sicuramente essere testimone dei grandi passaggi che nel corso del tempo sono stati fatti.

Ma allo stato attuale, ancora qualcosa manca per il raggiungimento di un processo di integrazione di qualità: un pensiero più costruttivo e condiviso tra i diversi agenti all'interno dei contesti scolastici, che determini la creazione di ambienti accoglienti e facilitanti le diversità, attraverso buone strategie educativo-didattiche, che possano contribuire fortemente allo sviluppo e alla crescita cognitiva e psicosociale dei bambini in situazioni di difficoltà.

Il momento storico in cui si trova la scuola italiana necessita di una sensibilizzazione e di un'operatività forte relativamente ai processi inclusivi; non possiamo più difenderci attraverso frasi del tipo: "non ci sono abbastanza risorse, sia materiali che personali", "non c'è un'organizzazione", "non esiste una rete"; aspetti fondamentali, certo, ma l'integrazione si comincia dall'interno, da un cambiamento culturale, da ciò che si può fare partendo da ciò che abbiamo, dalla valorizzazione delle risorse presenti, dalla collaborazione tra le persone e i ruoli che assumono nel contesto, dalle competenze sia personali che professionali volte verso obiettivi condivisi.

La diversità all'interno del contesto scolastico, rappresenta una sfida che coinvolge tutti i principali agenti di cambiamento: insegnanti, dirigenti scolastici, comunità scolastica, famiglie e territorio, ognuno con specifiche funzioni.

  • Da parte degli insegnanti richiede prassi sempre nuove, soluzioni originali, adattate ai singoli alunni  e ai contesti, dal punto di vista didattico-pedagogico, comunicativo e relazionale.
  • Da parte dei dirigenti scolastici richiede un'istituzione attenta ad ogni dettaglio, ad ogni aspetto organizzativo.
  • Da parte delle famiglie richiede partecipazione e collaborazione con il sistema scolastico sul progetto educativo per il proprio figlio.
  • Da parte della comunità scolastica richiede l'individuazione e la valorizzazione di tutti gli elementi utili a costruire un intervento coordinato di risorse e di possibilità di azioni.
  • Da parte del territorio richiede la costruzione di un lavoro di rete importante e ben coordinato.

In conclusione, si  può aggiungere che il processo inclusivo dei ragazzi con bisogni speciali si basa su un pensiero complesso, sistemico, com-partecipato di tutte le realtà che appartengono alla scuola, affinché tramite le azioni di ognuna di esse si possa costruire interventi sinergici e significativi per i bambini con bisogni speciali.

In questo contesto, si inserisce la documentazione necessaria e utile, ai docenti della nostra scuola, per meglio comprendere le iniziative poste in essere dal nostro istituto nel tentativo di non lasciare solo l’insegnante; in allegato si propongono:

  • griglia di osservazione per gli alunni BES
  • P.D.P. dell’Istituto
  • P.D.P.. struttura e compilazione
  • Relazione BES per alunni in situazione di “Esame di stato”

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